Bambini, come insegnare il rispetto delle regole (Seconda parte)

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Di Marzia Rubega

Nel mio lavoro, in studio, un giorno, ho fatto il gioco delle parolacce con una bambina che ne ha elencate davvero molte. Quando le ho detto che ne conosceva tantissime, mi ha risposto di averle sentite dire alla mamma mentre litigava al telefono con il papà… Insomma, è difficile che un bimbo sia diverso da quello che siamo noi adulti”, afferma la psicoterapeuta.

I bambini prendono sul serio chi è coerente

La coerenza è la regola fondamentale per ogni genitore, – sottolinea inoltre Giuliana Franchini – l’adulto si deve sforzare di essere sempre coerente”. In altre parole, quale che sia la richiesta educativa, non è mai opportuno cambiarla sul momento per evitare capricci e rimostranze.

Dieci minuti di tv al giorno? Bene, ‘qualunque’ cosa accada, niente tentennamenti di fronte a uno scoppio d’ira (o di pianto) pur di farlo stare zitto. Non si mangiano caramelle e dolciumi industriali a tutte le ore? Il bimbo strilla che è ‘troppo presto’ per la nanna? Anche se siete in vacanza, non è il caso di lasciarlo saltellare per casa fino a mezzanotte…

Questo non significa essere ‘rigidi’ ma è importante stabilire dei limiti chiari, ragionevoli e farli rispettare senza cedere alle pressioni (a volte estenuanti!) del bambino.

“Le regole vanno pensate dalla coppia – continua la psicologa -, devono essere determinate in precedenza. Questo è molto importante”.

I bambini non capiscono le richieste vaghe e generiche

Forse sembrerà scontato ma non lo è affatto: le regole devono essere molto chiare, mai troppo vaghe e generiche. “Occorre esplicitare bene la richiesta normativa, – raccomanda Giuliana Franchini – bisogna essere molto pratici quando si chiede qualcosa al bambino.

Il classico ‘Fai il bravo!’ non ha senso, non dà indicazioni e genera solo confusione, ‘Boh, cosa dovrei fare?’ – penserà lui ogni volta e questo vale per i più piccoli e anche quelli in età scolare.

‘Niente parolacce’, ‘Stai attento a scuola’, ‘Si va a letto alle 9’ sono invece messaggi chiari e sarebbe meglio dare la regola con una valenza positiva, ovvero “Metti in ordine” al posto di ‘Non mettere in disordine!’ – sottolinea l’esperta.

Il bambino urla? Tu abbassa la voce

Non è raro, però, che mamma e papà abbiano stabilito le regole che considerano indispensabili per il loro pargolo in base all’età, in modo semplice e chiaro ma ‘la risposta’ sia lo stesso poco convinta.

‘Ma perché mio figlio non mi ascolta e vuole fare (quasi sempre) quello che gli va?!’ Un ritornello e una domanda che, probabilmente, molti genitori si sono posti…

“Il bimbo è egocentrico e, naturalmente, protesta di fronte a un divieto, il ‘no’ viene vissuto da lui in modo violento, come un pugno nello stomaco – spiega Giuliana Franchini.

Il genitore, talvolta, si spaventa davanti all’urlo del bimbo (a qualsiasi età) e si mette sullo stesso piano, urlando più del figlio. In questo modo, la mamma diventa la ‘strega cattiva’, il figlio non la riconosce più come madre e si innesca un meccanismo in cui si continua ad alzare la posta – mette in guardia la psicoterapeuta.

Abbassare, invece, il tono di voce spiazza il bambino – e, spesso, anche gli adulti! – e suggerisce uno strumento per comunicare diverso dall’urlo”.

Il bambino è arrabbiato? Digli “ti capisco” (ma mandalo lo stesso a letto)

“Come educatori, se manteniamo la calma, trasmettiamo l’idea che la rabbia si può gestire in tanti modi – ribadisce la psicologa – rispetto a strilli e pianti. È importante dirgli che ha ragione a essere arrabbiato, riconoscendo, quindi, cosa prova, ma proprio non si può fare altrimenti.

Mostriamo di capire che è arrabbiato perché vorrebbe giocare ancora fino alle 23 ma non è possibile, deve andare a letto.

Di fronte alla rabbia del bambino, come genitore devo mettermi nei suoi panni, entrando in empatia con lui, offrendogli così anche l’opportunità di dare un nome alle emozioni di quel momento.

La rabbia esplosiva intimorisce il bimbo stesso, lui ha bisogno di sapere che l’adulto capisce quello che sente e gli dà una risposta utile: ‘Guarda, capisco che sei molto arrabbiato’. Un’affermazione del genere permette al bambino di abbassare la tensione”, sostiene l’esperta.

Il bambino fa i capricci? Mantieni il controllo

Quando il bimbo non sente ragioni e si oppone con tutte le sue forze a un ‘no’, il genitore dovrebbe mantenere (a tutti i costi) il controllo anche se (forse) non è sempre facilissimo.

“Un errore da evitare è quello di adottare lo stesso comportamento di nostro figlio: se lui urla, io urlo più di lui, – avverte Giuliana Franchini. L’adulto ha altre risorse e capacità, se io genitore imparo a non urlare e ricorro, per esempio, a un po’ di umorismo, passo un messaggio importante al bambino.

L’umorismo è sicuramente una risorsa che va attivata e funziona subito, noi impariamo attraverso le esperienze positive, e poi riapplichiamo quanto appreso ad altre situazioni.

La mamma deve cercare di controllarsi, e mantenere la calma, contando fino a 10. Questo vale soprattutto nelle situazioni più classiche, tipo quella dei capricci al supermercato. Se il bimbo inizia a urlare che vuole tutto lo scaffale delle caramelle, è importante dire con voce ferma (e calma), ‘No, non si può, ora andiamo a casa’.

Dopo la scuola, il bambino è stanco e non è certo l’ideale andare a fare la spesa, quando lui, probabilmente, avrebbe voglia di fare tutt’altro, anche questo contribuisce a innescare un meccanismo di ribellione. Un buon approccio è quello di mettersi d’accordo prima, offrendo al bambino l’opportunità di scegliere una sola cosa”, consiglia la psicologa.

Impara a comunicare i sentimenti

Un aspetto di primo piano nella relazione tra genitore e figli, anche per l’educazione, è la capacità di comunicare i sentimenti. L’adulto deve riconoscere quelli del bimbo e al tempo stesso esplicitare i suoi senza sotterfugi per aiutarlo a capire cosa prova.

Se la mamma è molto seccata per la scenata che suo figlio ha scatenato al supermercato, deve ammetterlo. Un fatto che Giuliana Franchini rimarca con forza: “Come adulti, abbiamo l’obbligo di fare chiarezza su tutte le emozioni, positive e negative.

Teniamo presente che con un bimbo funziona di più ammettere: ‘Sono arrabbiata ora perché questa cosa non si fa!‘. Non ha invece senso dire al figlio, ‘Sei cattivo!’, ‘Non me lo aspettavo’. Non è neanche corretto sgridare il bambino e consolarlo subito dopo: il messaggio è troppo contraddittorio e il figlio si chiederà cosa vale.

Migliore ‘punizione’: il bambino sta qualche minuto in silenzio

Per quanto riguarda la gestione dei capricci o infrazione delle regole familiari, ci sono molte scuole di pensiero. Una possibile tecnica è quella di lasciare il bimbo solo a pensare, magari in camera sua, dicendogli: ‘Stai qui un attimo, calmati e poi, quando passa, facciamo qualcosa insieme‘. Naturalmente, questo non significa lasciare un bimbo di anni 30 minuti in camera sua – spiega la psicologa e psicoterapeuta. Occorre non dimenticare mai misura e buon senso.

Il bimbo piange e resta con se stesso, si inventa qualcosa e impara anche a sopportare l’attesa, questo è un tempo utile per lui, di pausa e riflessione”, dichiara l’esperta della famiglia.

Ai bambini non fanno bene paragoni e ricatti

Secondo la psicologa, minacce, più o meno sottili, paragoni con tutti i compagni ‘più bravi’ e ricatti morali (o peggio ancora punizioni corporali) non funzionano. Perché l’accettazione di un regola, basata solo sulla paura (o l’umiliazione), non è uno stimolo per la crescita.

Il bambino rispetta la regola. Ditegli: “Bravo!”

Al contrario, spiega la psicologa, è indispensabile mettere in risalto l’impegno e la buona volontà ogni volta che il bimbo ‘prova’ (o riesce del tutto) a seguire una regola.

“Quando un bambino rispetta una regola, occorre sottolinearlo, questo atteggiamento agisce come rinforzo e trasmette al bambino un messaggio chiaro e positivo rispetto a quello che ha fatto. Così avrà voglia di ripeterlo in modo spontaneo.

In questo modo, lui sente che ha reso felice il genitore e iesca un meccanismo per cui avrà voglia di replicare quel comportamento. Non dimentichiamo che i bambini ci amano più di quanto facciamo noi adulti e loro desiderano renderci felici”, evidenzia la psicoterapeuta.

I bambini hanno bisogno di conferme d’amore

La ‘formula magica’ per educare al meglio un bambino nel rispetto di una serie di regole base, e crescerlo sano e felice con se stesso e il mondo non esiste. Ma l’adulto può contribuire enormemente con il suo atteggiamento al benessere emotivo del bambino e alla relazione.

A volte, nel rapporto con il bambino, si dimentica di ribadire i propri sentimenti: secondo Giuliana Franchini è invece importantissimo farlo. “Ogni tanto chiedo ai genitori: ‘Ma lei dice mai a suo figlio che è contento, che è proprio lui il bambino che voleva?’ questo è un aspetto che tengo moltissimo a sottolineare. La conferma affettiva è vitale per crescere, tutti noi abbiamo bisogno di essere amati.

Dire al bambino che è proprio lui il nostro bambino e siamo felici di averlo avuto è essenziale per la sua crescita. Oltre alla conferma affettiva, l’esperta richiama l’attenzione anche su altre esigenze di ogni bambino: “Il genitore deve prestare ascolto al bimbo, dedicare a lui il suo tempo e tanta pazienza.

Quando lavoro con i bambini, spesso, loro mi chiedono: ‘Ma come mai tu passi tanto tempo con me?’ Questo è indicativo di quanto i bimbi abbiano bisogno di tempo condiviso e di un adulto di riferimento disponibile ad accogliere anche i loro bisogni”, conclude la psicologa.

Fonte: http://www.nostrofiglio.it

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